Intel: un quarto dei processori consegnati nel secondo trimestre sarà a 22 nanometri


Il processo produttivo a 22 nanometri con tecnologia FinFET rappresenterà per Intel il 25% circa delle consegne di circuiti integrati per il secondo trimestre. La stima, riportata dal sito web EETimes, è stata comunicata dal Chief Financial Officer di Intel, Stacy Smith, in occasione della conferenza stampa indetta per la presentazione dei risultati finanziari della compagnia, di cui abbiamo avuto modo di parlare ieri in questa notizia.

Intel è ormai prossima al lancio ufficiale dei processori Ivy Bridge, soluzioni a 22 nanometri che rappresentano il die-shrink dei precedenti processori Sandy Bridge a 32 nanometri. In realtà Intel avrebbe avviato la produzione di questi processori già da diverso tempo, ma il rilascio sul mercato è stato posticipato per l’esigenza di esaurire gli stock dei processori Sandy Bridge, che si sono accumulati nel corso della seconda metà del 2011 per via del rallentamento delle vendite di PC, dovuta in parte alla crisi degli hard disk.

Un elemento chiave per la vendita delle nuove soluzioni Ivy Bridge saranno i sistemi ultrabook, su cui Intel sta puntando molto e di cui si contano 21 modelli già in conegna e oltre 100 modelli attesi entro la fine del 2012. L’azienda di Santa Clara insiste a proporre le soluzioni ultrabook come il connubio tra la comodità dei tablet PC e le prestazioni dei notebook tradizionali.

Il CEO di Intel, Paul Otellini, ha dichiarato che attualmente sono tre gli stabilimenti di Intel che sfruttano a pieno regime il processo a 22 nanometri e che nel corso della seconda metà del 2012 si aggiungerà una quarta fabbrica. “Uno dei benefici di cui abbiamo preso atto nell’essere una azienda di produzione di dispositivi integrati, è la velocità con cui possiamo portare queste fabbriche a pieno regime. Avremo il 25% delle consegne del secondo trimestre essere costituite da processori Ivy Bridge a 22 nanometri” ha commentato Otellini. A cui ha fatto eco Smith affermando che l’avvio della produzione a 22 nanometri è risultata essere più rapida rispetto a quanto accaduto con il processo a 32 nanometri.

Agli executive del colosso dei processori sono state rivolte alcune domande sull’estensione del proprio modello di business in direzione di una produzione contrattista. Otellini è però stato vago: “Avete visto alcuni annunci in questa direzione, dove abbiamo firmato con alcune compagnie per portare avanti questa attività per i prossimi anni. Gran parte del lavoro che stiamo facendo è quello di costruire librerie e strumenti che ci consentano un rapido time-to-market, una modularità e capacità derivate per il nostro business SoC. Il miglior modo per provare tutto ciò è di avere una terza parte che valuti davvero quanto valido sia o se sia necessario ulteriore lavoro”.

Otellini si è inoltre mostrato possibilista sull’eventualità di avere Apple o Qualcomm tra i propri clienti, in un ottica di produzione a contratto, nonostante ciò possa rappresentare un problema per le aspirazioni della stessa Intel con i processori Atom. Il CEO della compagnia di Santa Clara ha affermato che “nulla è impossibile” e che questo genere di accordi dipendono da questioni di prezzi commerciali. “Per come assaporerei la cosa, un accordo con Apple sarebbe molto più attraente di un accordo con Qualcomm” ha concluso Otellini.