Global warming: la conversione dello scettico


 

Il movimento degli scettici del riscaldamento globale ha perso una delle sue punte di diamante, l’astrofisico Richard A. Muller dell’università della California di Berkeley. Muller ne ha spiegato i motivi in nell’articolo “The conversion of a Climate-Change skeptic” apparso sul New York Times a fine Luglio.

Il rinomato scienziato, convinto negazionista del global warming, ha effettuato un rigoroso studio sull’andamento delle temperature globali combinando qualcosa come 1.6 miliardi di dati termici provenienti da 16 archivi preesistenti e da 44840 stazioni. Una mole di informazioni superiore a quella utilizzata da NOAA e NASA e che arriva a coprire un periodo di 250 anni. Seppur partito da tesi opposte, Muller, insieme al team del Berkeley Earth Surface Temperature project, è giunto a scontrarsi con la realtà dei fatti che mostra un riscaldamento di 1.5°C negli ultimi 250 anni e di 0.89°C nell’ultimo mezzo secolo. Di fronte a simili ed inequivocabili risultati Richard A. Muller ha pubblicamente ammesso l’esistenza del riscaldamento globale attribuendone la quasi totale responsabilità al rilascio di CO2 antropica.

Le ricerche del Berkeley project si sono concentrate proprio sulle più comuni obiezioni degli scettici circa la validità dei dati considerati, come il contributo del riscaldamento urbano, che è stato eliminato usando solo i dati delle campagne, e la scarsa qualità delle stazioni meteo usate, che sono state escluse. “Il risultato e’ sempre che nessuno di questi fattori ha influito sulle conclusioni degli studi”, afferma Muller.

Il lavoro condotto da Muller e dal suo team è estremamente prezioso, infatti ha analizzato l’andamento termico sia a livello di nazioni che di singole stazioni. Nelle immagini, oltre al trend termico globale, è riportato anche quello relativo a tre stazioni meteo italiane poste intorno al 44° parallelo Nord (Bologna, Firenze, Modena).

Anomalia di temperatura globale

Da un punto di vista intellettuale e scientifico va riconosciuta l’onestà di Muller, il quale ha avuto il coraggio di ammettere il proprio errore di valutazione di fronte all’intera comunità dei ricercatori.

Conclude Muller nel suo articolo sul NYTimes, “I hope that the Berkeley Earth analysis will help settle the scientific debate regarding global warming and its human causes. Then comes the difficult part: agreeing across the political and diplomatic spectrum about what can and should be done.”